Green Lantern: il Cowboy non e’ piu’ egocentrico

E’ un film terrificante (nella maniera piu’ negativa del termine), sotto ogni punto di vista tecnico.

Nel nucleo e’ pero’  custodita una chiara e dolce anima sincera. E se si riesce a leggere questo film in maniera altra da quel che appare, potrebbero essere svelate strabilianti sorprese semantiche.

Attraverso Hollywood, la societa’ Americana in decadenza utilizza ma non rielabora una classica icona visiva pop, “il super-eroe”, nonche’ uno dei piu’ progrediti tra essi: La Lanterna Verde, ovvero un prestigioso super-eroe  della Golden Age dei comic books (1940s). Lanterna Verde nacque ai tempi in cui l’America era l’Impero degli imperi del pianeta Terra, quando salvava il globo dai Nazisti ed iniziava a vendere al mondo i suoi prodotti culturali popolari in produzione massiccia, attraverso i media soprattutto visivi come fumetti, tv, cinema.

In questa versione del super-eroe pop, il super potere e’ nascosto (?) in un anello magico a forma di lanterna capace di rendere reale qualsiasi cosa venga immaginata. La frase che infatti rimbomba in tutte le pubblicita’ per la promozione del film e’:  “Le Lanterne Verdi possono immaginare qualsiasi cosa, creare qualsiasi cosa, fare qualsiasi cosa…”.

Ed e’ tenendo a mente questa simbolica frase che va analizzata l’intera curva discendente della cultura Americana. Per sconfiggere la minaccia aliena, l’immaginario dell’uomo medio Americano incarnato in maniera impeccabile dal’attore sempre-a-bocca-aperta, dallo sguardo non furbo Ryan Reynold, si sbizzarrisce in una ricercatezza insensata.

Per due ore Lanterna Verde prova a contrastare il nemico creando di continuo improbabili oggetti pop: piste delle macchinine Hot-Wheels, mitraglioni giganti, guantoni da boxe enormi, navicelle da guerra computerizzate. Chiari segni e strizzate d’occhio continue verso quel certo tipo di (mia) vecchia cultura morente.

L’empatia con lo spettatore nasce proprio li’ nel centro del potere, nell’anello e nel modo in cui esso viene gestito in quegli attimi perfetti dove il super eroe veniva prima venerato nelle convenzioni del secolo passato: oggi e’ un’empatia capovolta, una sorta di pena nei confronti di quell’uomo belloccio, palestrato e goffo che davvero non puo’ essere un eroe. Nell’atto centrale del film, la frustrazione viene finalmente riconosciuta ed ammessa allo spettatore nel momento in cui Lanterna Verde si unisce alle altre razze aliene alleate, enunciando per almeno 4 volte il concetto che “Noi esseri umani siamo stupidi, ignoranti, crediamo di essere gli unici ad abitare l’universo”.

E’ una quasi-grossa novita’ l’ammissione di inferiorita’ intellettuale da parte di un eroe cosi’ importante.

Green Lantern diventa cosi’ un veicolo visivo formidabile per divulgare alle nuove generazioni: l’ammissione totale di un’inferiorita’ culturale portera’ intere famiglie e comitive di bambini nella sala cinematografica a rielaborare il concetto della perdita dell’egocentrismo del Cowboy, maturando nei loro cervelli nuovi scenari di umilta’ e forse nuove possibili forme di rispetto verso chi decide di usare il cervello al posto delle pistole.

 

Nyctor 2011

 

 

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