True Grit (Il Grinta): Allegoria Erotica Proibita Allo Spirito

ImageLa bambina, 16 anni e la Purezza. La Virtu’. La Correttezza. L’Innocenza.

Minuti finali del film. Alla fine della faticosa avventura.

La ragazzina in viaggio finalmente verso casa. A galoppo sul cavallo nero. Tra le braccia del classico cowboy (Jeff Bridges) disilluso anti-eroe contemporaneo. Tra I due, una differenza di eta’ che non permette cattivi pensieri. Lui e’ il suo protettore, una specie di papa’ senza macchia che l’ha giudata lungo il viaggio della vendetta.

Eppure.

Nel montaggio di questa piccola scena e’ racchiuso il tesoro di un’ennesima metafora erotica dei Fratelli Cohen. Ma nessuno deve averne cognizione.

Tale scena marginale nella struttura del film conferma che Lolita persistera’ eternamente come argomento assoluto. E’ la sentenza della regia al testimone visivo, un mini-racconto per subtexts di cio’ che sarebbe stato il reale. Un segreto sessuale, animale; una caramella per chi gioca con la semiotica cinematografica.

Le immagini in parallelo sono quelle di estremi Primi Piani dell’omone adulto e della ragazzina che ansima quasi-dormiente al ritmo del cavallo che galoppa con forza nella notte. Naturalmente il cavallo e’ guidato da lui. Per natura lui e’ collocato dietro. La ragazzina davanti.

In questa scena per magia vanno a mancare i Campi Larghi (costantemenete partecipi nella regia dei Cohen!); vi e’ un assenza totale di fotogrammi che descrivano il panorama-scenografia-costumi.

Quando si fa all’amore per la prima volta esiste solo la notte misteriosa. E’ la notte esclusiva ed irripetibile, una forma di sogno che non potra’ mai cancellarsi dalla memoria. In queste immagini fluisce solamente il “ritmo sessuale”, visivo e sonoro nei loro due volti ansimanti, montati parallelamente con il viso della stremata cavalla nera. In pochi secondi viene costituita la reiterazione della piu’ elementare delle allegorie.

La semplice chiave metaforica del segmento e’ la cavalla: la piccola lentamente si sveglia dolorante sotto le spinte della galoppata, prendendo atto del vile gesto dell’uomo ed esclamando: “Fermati ti prego, la cavalla sta male, la stai distruggendo”.

Ma il cowboy prosegue con forza. L’ennesimo uomo codardo, un animale capace di vendere il proprio onore all’istinto piu’ miserevole.

L’immagine finale della scena: il cowboy che spara alla cavalla esausta. La bambina chiude gli occhi scioccata dalla visione della pistola (altro simbolo convenzionale di rappresentazione dell’uomo). L’empatia perfetta tra la piccola e la cavalla chiude il sipario.

Non casualmente, nel prologo subito seguente il buio si trasforma in mattino, un mattino di 30 anni dopo. Alla fermata della stazione c’e’ la piccola ormai adulta, tornata in citta’ per celebrare colui che la condusse e la protesse lungo il suo primo, puro viaggio.

Nyctor 2011

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