Super 8. Nuovi Corpi Fisici

Attraverso la caparbia realizzazione di un piccolo sogno, la forma astratta della bellezza fisica dell’eroe perfetto si consegna finalmente alla profondita’ visiva dei sorrisi paffuti  ma quieti del bambino co-protagonista.

Il corpo obeso del bimbino regista non incarna  piu’ lo stereotipo del grasso pusillanime e perdente. Il bimbo tondo non viene divorato dai limiti fisici e da complessi d’inferiorita’ verso donne bellissime e mestieri impossibili ambiti solo a marmocchi perfetti e senza macchia.

Nei primi piani il bimbone con la giacchetta gialla di Super 8 ha gli occhi e l’ironia Kubrick da piccolo; e’ Orson Wells, e’ Hitchock, e’ Fellini: non e’ una figura fragile ma  al contrario e’ il capo, “il regista” della banda.

1985: nella situazione omogenea de I Goonies, il grassottello del gruppo era ottuso e cercava di conquistare la stima degli amici raccontando bugie. Un quarto di secolo dopo l’umanita’ filmica Occidentale ha fatto un passo avanti raccontando il decadentismo contemporaneo anche attraverso il corpo FISICO sovrappeso e mettendo finalmente sullo schermo la realta’, descrivendola attraverso colori e forme nella maniera piu’ classica in cui operano i media visivi: il pupo grasso non e’ curato esteriormente, i suoi costumi sono visivamente disturbanti con colori e fantasie esagerate, in perfetto contrasto con gli abiti semplici e dai toni pacati del bellissimo bambino protagonista.

Se Tim Burton negli anni ’90 iniziava a reinterpretare  l’esteriorita’ del diverso in maniera estrema e fumettistica, spiegandoci che il brutto mostro anatroccolo nasconde in realta’ tesori prodigiosi, Spielberg & JJ Abrams evoluzionano ulteriormente il concetto, plasmando un nuovo standard di bambino, in apparenza disarmonico e sgraziato ma senza paura di nulla, non di confrontarsi in amore con il bel protagonista ne tantomeno di essere “il regista” di un gruppo di amici .

Ed alla fine del film, dopo che un mostro ha distrutto la sua citta’, dopo che la sua amata lo ha completamente ignorato per tutto il film (non c’e’ traccia di dialoghi tra la bambina ed il grasso, se non nelle scene in cui lui veste i panni di regista), dopo aver rotto la sua telecamera, il bimbetto grasso e’ tranquillamente seduto sulla poltrona di casa fumando una finta pipa, imitando l’idolo Hitchock. Il suo piccolo film sugli zombies arriva ugualmente a compimento, invadendo i titoli di coda del film vero, ricordandoci quello che presto o tardi arriviamo a comprende al riguardo: tutto cio’ che conta nel reale e’ il suo antitetico: l’irreale, il sogno. E guarda caso il sogno abita nel nostro interiore , spesso segregato dalla realta’, la quale occupa prepotentemente le esteriorita’ superficiali dei Corpi Fisici perfetti.

Gli alieni, le astronavi, il cinema. Esistono, non esistono.

Nyctor 2011

Spettacoli Corporei

Quel giorno in Tv davano l’evento mediatico della settimana.

“La morte del Papa”.

Lo spettacolo questa volta era la mostra del Dio morto in terra.

La tanto aspettata diretta era finalmente iniziata, incastonata uniformemente nei televisori al plasma e nei megaschermi delle metropoli di tutto l’immenso-microscopico pianeta terra.

Nascosto fra le ottiche di marca Canon, Sony, Jvc si intravedeva quel piccolo vecchio morto che una volta doveva essere una sorta di importante imperatore che inneggiava a preghiere e perdonava ogni singola forma vivente al solo volteggiare di tre dita.

La diretta televisiva era articolata in tre semplici punti che ruotavano continuamente per permettere a qualsiasi spettatore si fosse collegato in ritardo di partecipare e di piangere per l’evento del giorno.

Chi aveva deciso che l’evento del giorno doveva essere la Morte di un Papa?mostravano le stesse

Otto canali su nove piu’ lo zero del telecomando Panasonic parlavano e medesime immagini di finta grazia.

Il rappresentante di Dio sulla terra.

Le trenta ore di viaggio e di attesa di quei pellegrini che sorridevano con dolore davanti alle videocamere erano ripagate appieno nel rivedere nello schermo gigante che affacciava sulla piazza l’immagine continua della “morte del Papa”.

Le casse sonore tuonavano initerrottamente dagli schermi di tutto il globo.

“Guardate, guardate, la gente corre, tutta ordinata in fila, per raggiungere S.Pietro. Sono tantissimi, sono persone che arrivano da tutto il mondo. La protezione civile distribuisce il te’ caldo. C”e’ un clima di serenità,

anche se a  volte noi giornalisti rischiamo di essere travolti. Impiegheranno moltissimo tempo per entrare in Basilica.C’e’ questa partecipazione che e’ bellissima ed e’ emotivamente coinvolgente.”

“Un attimo, una notizia dell’ ansa. ti rido’ la linea dopo, si sarebbe velocizzata la fila per rendere omaggio alla salma. Ora ci vogliono solo tre o quattro ore.”

Quel giorno gli esperti opinionisti commentavano le immagini nascosti dai loro occhialoni leopardati in un comodo studio televisivo.

“Io credo che non si sia detto molto sulla sofferenza finale del Papa. Due giorni di agonia, ma noi vogliamo ricordarla come un momento di purificazione. Guardate il bambino che vedremo in queste immagini, accanto al Papa. Che immagini emozionanti. La colomba, il simbolo dello spirito santo, voleva rimanere li. Il bambino chiedeva il permesso al Papa, incredibile. Chissa il bambino cosa diceva esattamente.”

“Non mi sono reso conto in che momento dovevo liberare le colombe, vedere sotto i miei occhi una piazza cosi’ gremita e’ stata un’emozione”.

“La mamma si arrabbiò perchè quando dovevo pronunciare le parole ‘di Dio’ non avevo calcato la voce”.

Di fianco al volto morto del Papa, si alzavano senza soluzione di continuità gli schermi dei telefonini, a fotografare l’evento del giorno.

“La morte del Papa”.

La folla di formiche cieche, si accalcava e fotografava ed assumeva facce impossibilmente tristi per farsi fotografare.

La folla voleva essere presente, voleva poter essere nell’ immagine e portarsi a casa un’immagine dell’immagine.

Quel giorno in tv davano l’evento mediatico della settimana.

“La morte del Papa”.

Quelli furono i giorni in cui la spettacolarizzazione del corpo prese il sopravvento sul corpo stesso. Il corpo fisico stava diventando sempre più corpo virtuale e lo spettacolo in mondovisione era l’esibizione della malattia e della morte, l’esibizione del morbo che distrugge Dio sulla terra.

La diretta della “morte del Papa” mostrava Dio: un ammasso di pelle flaccida di colore bianco sperma che dormirà per sempre.

Il Dio della diretta era pura carne che dopo qualche giorno si sarebbe putrefatta, tra vermi e parassiti che giocavano a nascondino su per il naso e tra le chiappe raggrinsite.

La folla voleva quello spettacolo. Voleva la vedere la sofferenza di Dio, voleva poter partecipare per sentirsi purificata.

Senza dimenticare che alla domenica ci sarebbe stata la partita di calcio o la puntata del reality-show

 

Passo’ appena una settimana.

Quel giorno in tv davano gli eventi mediatici della giornata

Tra le centinaia di canali digitali spiccavano immagini di sporchi metalmeccanici impacchettati nello schermo dalle manganellate degli agenti antisommossa. Oppure gli sguardi delle videoconferenze coglievano in primo piano la rabbia del Primo ministro che di li’ a poco sarebbe fuggito via dal paese lasciando dietro di se’ i molti danni collaterali che gli esperti annunciavano da anni. Al settimo canale era in onda un talk-show con degli esperti di violenza calcistica che criticavano i feriti, gli arresti e le percosse tra polizia e tifosi e tra calciatori e calciatori negli interni degli stadi. La rete nazionale invece stava trasmettendo un dibattito sulla famosa modella brasiliana accusata di essere stata in passato un uomo e di essersi impiantata del silicone all’ olio d’oliva nei seni. Un sedere enorme appariva nel canale 176 per reclamizzare l’ultimo prodotto che aiutava a far sparire la cellulite stando comodamente in ginocchio mentre si faceva un pompino. Due grosse mani ingioiellate di bigiotterie in televendita erano il dettaglio che componevano l’immagine di canale 87.

Alle 17 e 53 pero’ vi fu la fumata nera e tutti i canali accantonarono per poche ore i loro culi, le loro tette, i loro sorrisi smaglianti.

L’evento mediatico della giornata era improvvisamente cambiato.

La fumata bianca dichiarava che un nuovo Papa era stato eletto.

Dio era finalmente rinato sulla terra.

Il cameraman del canale nazionale arrancava dietro al giornalista che correva eccitata con il microfono alla mano.

“Gli occhi del mondo sono puntati su quella finestra. lo vedete anche voi dalle immagini in diretta. Fra pochi istanti si affaccera’ il nuovo papa. A sorpresa la fuamata bianca ad indicare i 115 cardinali che avevano scelto. Confusione. Ma poi scompaiono i dubbi.”

“Guardate Piazza S. Pietro. Le persone stanno correndo e’ una folla incredibile, la gente corre dal centro di Roma, senza sapere perche’. La folla e’ scatenata, sta avvendendo di tutto. Tantissimi giovani, anche con i passeggini. La piazza e’ piena, le persone non riescono piu ad entrare nella piazza. Ti restituisco la linea”

“Chi sara’ il successore? Lo sapremo fra poco, nel frattempo ci e’ arrivata un’ indiscrezione secondo cui forse il nuovo Papa sara’ un italiano, o forse un ostrogoto o meglio ancora un austroungarico”.

“C’e’ molta cautela sul successore del vecchio Papa”.

Nelle decine di canali incastonati nei lussuosi appartamenti trasmettevano l’evento mediatico della giornata.

“L’ elezione del Papa”.

“Tutti si scatenano, i media non se lo aspettavano…tutti sono incolalti al telelvisore. Che spettacolo, Via della Conciliazione stracolma di gente. L’interesse dei giovani…”.

Nel canale satellitare prontamente e’ in onda una specie d’intervista alla signora Natalina: “Io ho visto correre la folla, senza cheidermi il perche’ ho ricollegato e sono venuta a Piazza S.Pietro. Dio, che emozione! ”

La folla urlante fuggiva esausta tra le macerie di quella che una volta era chiamata ” Bagdad”. L’ ennesimo ordigno era scoppiato da pochi minuti sotto un camioncino che trasportava viveri e medicinali destinati a donne e bambini. Alla fine del vicolo si vedevano delle figure di “soldati di pace” assoldati da enormi Corporations che improvvisamente aprirono il fuoco sui profughi terrorizzati.

Nel frattempo i preti di tutto il mondo si erano dati appuntamento nel lussuoso hotel costeggiante il Vaticano. Merletti dorati coprivano le mani rugose di quei minuscoli imperatori chiamati “preti”, “cardinali” o “sommi-capi-spirituali”. Tra la prima portata a base di pesce non modificato geneticamente ed un intervallo di vongole al vapore ci fu un piccolo rutto proveniente dal pancione troppo stretto nella cinta di un “cardinale”.

“Elena, riprendi la linea, ora so che puoi sentirmi…”

“Si eccomi. La folla si precipita sotto la loggia della Basilica di S. Pietro. Entusiasmo incredibile perche’ la notizia che circola parla di un italiano ma…”

“Ecco Elena, ti ringrazio ma riprendo la linea, chiudiamo quest’ edizione straordinaria con la domanda: Chi sara’ il nuovo Papa?  Ma adesso Pubblicita!”

Gli schermi in mondovisione improvvisamente si modificarono a raffigurare una donna con il culo semi-scoperto che reclamizzava la nuova marca di perizomi anti-ossidanti.

Poi ci fu l’elezione del Papa.

Nyctor 2005

Nyctor Manifesto

Metropolis (1927). Directed by Fritz Lang

 1. L’Homo sapiens non esiste piùCavi, fili, tasti, joystick, joypad, campi elettromagnetici, elettrici, radiali, semiosferici, narratologici, ancorano l’uomo alla media macchinario producendo un vincolo in loop senza fine di temporaneo piacere seguito da temporaneo superamento d’angoscia

  2. L’homo sapiens è diventato un semi-uomoIl corpo umano concede i suoi contrassegni all’ apparato tecnologico, che di ritorno innesta i propri in quelli del corpo. Il vincolo che esiste tra loro è quello che si crea tra un soggetto e la sua immagine rispecchiata: ciò che avviene al posseduto avviene perché avviene alla macchina che lo possiede e quindi ne è posseduto.

3. E’ germogliato l’homo technologicus. La macchina intesa prima come cinematografo, in grado di “rapire” la mente per qualche ora, oggi intesa come televisione (piccolo schermo), che consente un continuo accesso ad un mondo fantastico ed irreale-iperreale, domani intesa come videogame il quale, a differenza del cinema e della televisione, aggiunge alla vista e all’ udito la dimensione della tattilità, quindi dell’ INTERAGIBILITA’ con conseguente capacità di totale modifica di qualsiasi cosa, estendendo il grado di partecipazione del corpo al processo comunicativo. Il media videogame è quindi fondamentale per capire la natura dei nuovi media; perchè il giro d’affari legato al videogame a livello globale è di oltre dodici miliardi di dollari, contro i nove miliardi e mezzo degli incassi al botteghino dell’ industria cinematografica, gli undici di quella musicale. E perche’ il nuovo media nasce direttamente elettronico, quindi DIGITALE. Digitale vuol dire quindi INTERATTIVITA’ ed i nuovi media sfruttano del digitale proprio l’apertura al possibile, l’interazione fisiologica tra l’uomo e la macchina; il gioco tecnologico indica nuovi obiettivi sia formali sia culturali al digitale. 

La condizione necessaria per questo rapporto soggetto uomo-soggetto macchina è la simbiosi, ovvero la forma primitiva della transitività assoluta tra due soggetti, che implica la“perdita dei confini dell’ Io”. Ed è in quest’ esperienza che la fascinazione estatica dei media visivi affonda i suoi fili invisibili elettro-carnali. Il possedere-essere posseduti, tipico del rapporto neonato-madre diventa la configurazione emotivo-affettiva che governa l’interazione di chi si immerge nei media visivi, l’influenza reciproca dell’utente-giocatore con la macchina visiva-giocante e con le fabulae ILLIMITATE  che essa racconta in lui. Film dopo film, gioco dopo gioco, l’essere umano ripete quell’ abbandono dell’ Io alla matrice simbiotica che il Noi-macchina giocante consente.

Nyctor 2004