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Il Buono Diviso Il Cattivo Uguale Il Brutto

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Il Buono: la MANCANZA, l’assenza che ci permette di chiedere alla fantasia di “scappare” verso l’impossibile, verso il non-essere.

Il Cattivo: La COMPUTER GRAFICA, con il trionfo assoluto della verosimiglianza, la quale reintroduce il fantasma del principio, apparentemente in(interrotto), da immagine dell’immagine gia’ presente.

Il vero miracolo del cinema, come sosteneva Jean Baudrillard, e’ la momentanea assenza di realtà, la sospensione della realtà e di conseguenza la creazione di un nuovo, altro orizzonte. La Mancanza, quindi, diviene il magico effetto non-visivo originario, un vero e proprio simulacro d’origine, incastrato alla perfezione in un mondo sin troppo presente, pesante, che causa continuamente panico e paura nell’essere umano non-libero. Il cinema e’ stata la pillola pop di un pianeta intero negli ultimi cento anni. Fino a ieri.

L’invenzione della Computer Grafica ha introdotto non tanto il virus della possibilità di un cinema contemporaneo-estemporaneo (YouTube!) quanto una brutale riduzione di complessità. La definizione dell’ immagine digitale, se da un lato ne ridefinisce il potere d’acquisto (quanta realtà si puo’ acquistare-vendere con queste immagini?), dall’ altro non puo’ che procedere parallelamente a una ridefinizione stereotipata tale del reale da ipotizzarlo come “immagine delle merci reali”.

Il cinema attuale e’ studiato a tavolino da esperti di marketing per venire incontro a qualsiasi forma di vita che abbia soldi da spendere; il film e’ cioè impacchettato in grafici analizzati da calcolatori simili a computer e da umani simili a computer, i quali indirizzano il prodotto non secondo una logica umana ma secondo calcoli statistici. Il produttore oggi non finanzia un film perche’ e’ appassionato di cinema ma perche’ ha un sicuro tornaconto economico. Poco importa se nel prodotto finale manca un’anima umana. Metropolis di Fritzlang e’ lo spauracchio, il monolito nero (assenza di luce, condimento essenziale del cinema) infilzato sempre piu’ profondamente nel nostro cervello.

Il cinema, che ci piaccia oppure no, e’ ancora una volta il nostro specchio sociale. Si potrebbe dissentire sostenendo che il Barocchismo ritmico-visivo di questi primi 12 anni di secolo cinematografico potrebbe essere il semplice rinculo degli anni passati: negli anni ’80/’90 il cosiddetto “New Horror” offriva un eccesso di realtà, andandosi a trasformare in una parodia dell’immaginario d’azione (infinito era il sangue, il make-up ed soprattutto il tempo che impiega Freddy Krueger ad ammazzare le vittime).

Eppure, al contrario degli effetti visivi, nel caso della New Horror e Fantasy il lavoro della macchina cinema era dato dall’apparente perfezione della tecnica impegnata per costruire la realta’-reale, commovente nel suo tendersi al limite estremo della realta’ fisica stessa (i set dei Batman & Batman Returns, i costumi del robot-umano Robocop). Con l’avvento della CG, il cinema sembra erodere la possibilità di questa peculiarita’ di stile, assimilando tristemente le differenze dell’immagine del mondo per creare un’immagine-stereotipo piatta e senza sapore. Cosi’, la CG, nel suo arrogante realismo, tende a cancellare, schiacciare sulla verosimiglianza qualsiasi possibilità di differenza; i software per comporre le immagini rimangono sempre gli stessi, non si puo’ fuggire dagli algoritmi che creano la forma digitale senza essere controllati dal computer stesso. La CG instaura una sorta di realtà unica con modalità di sguardo gia’ assegnate. E la fantasia del singolo puo’ andare a farsi benedire.

Il Brutto: Se al cinema viene sostituito l’immaginario con l’immagine esso diventa semplice immagine. Il risultato e’ che i film oggi sono spesso brutti. Nel festival dell’estetismo moderno viene lasciata in un angolo marginale la drammaturgia vera e propria, ovvero la semplice colonna che regge TUTTE le strutture dei racconti, da Aristotele ad oggi. Il cosiddetto momento drammaturgico e’ assimilato nella DRAMMATURGIA DIGITALE dell’ estetica e dei numeri. Le parabole di qualsiasi tipo di fantasia prendono corpo in immagini pre-definite e nulla è piu’ lasciato all’ immaginazione, all’interpretazione.

Le storie universali lasciano spazio alle strategie di marketing, a nuovissime immagini 3-D che riescono addirittura ad indirizzare l’occhio in maniera paurosamente precisa all’interno del’inquadratura stessa. Ed e’ proprio per questo che li’, dentro quelle due ore di cinema, sembra non esserci piu’ nessun’ anima, nessuna magia. Eppure proprio li’ fuori, sulle immagini dell’immaginario predefinito, sembra accadere il contrario.

Nyctor